- 24 Agosto 2026
Dieci anni dopo il terremoto del Centro Italia: il ricordo e i nodi ancora irrisolti
Erano appena passate le 3:36 del 24 agosto 2016. Mi sveglio con un insolito senso di ansia. Il cellulare squilla. È Francesco Benigni, un collega. Sotto vari messaggi. Rispondo: “Ste, c’è stato il terremoto! Sto scrivendo un lancio”. Riaggancio e mi alzo. Si parla di Arquata del Tronto. Lo conosco quel posto: c’ero stato per un articolo sulla Sindone, lì c’è un “estratto” di quella di Torino. Scorro la rubrica del cellulare, trovo ancora il numero di una referente della Pro Loco. Chiamo. Mi urla: “Pescara non c’è più!”. Parla di Pescara del Tronto, frazione del comune di Arquata, una piccola bomboniera arroccata sulla parete dell’Appennino ascolano. Si parte. Con me ci sono altri due colleghi delle tv locali. In macchina si parla poco. Si ascolta la radio. Dai primi lanci di agenzia capiamo che dobbiamo prepararci al peggio. Quando arriviamo sono le ore 6.00. Davanti a noi un intero paese raso al suolo: strade spaccate, case sventrate e poi il fumo e i lamenti indefiniti provenire da ogni dove.
Ci lanciamo in mezzo alle macerie. Cerchiamo un riferimento. C’è un punto panoramico, una specie di balconata con due panchine. E’ adatto per fare alcune riprese ma ci sbagliavamo. Erano due divani posti su quanto rimaneva del pavimento di una casa, franata in una voragine di almeno 10 metri, lì sotto di noi. Arriva una scossa. Fortissima. Ci piega le ginocchia. Un carabiniere, da lontano, ci maledice. Ci saremmo resi conto poi di quanto avevamo rischiato. Mentre ci spostiamo, incontriamo alcune persone: stanno lasciando le proprie case, sono infreddolite e sotto choc. Da una parte si sentono grida da sotto le macerie. Dall’altra la disperazione di chi si è salvato ma non trova più un familiare. “Casa mia non ci sta più! Nemmeno la chiesa Rena’, non ci sta più Pescara. E’ la fine del mondo!” dice al telefono una donna in lacrime. E’ un’ecatombe. Solo lì si conteranno 51 morti in quello che, con i danni ad Amatrice e Accumuli, passerà alla storia come il “Terremoto del centro Italia”.
- 20 Dicembre 2024
Date subito un palco a Tony Effe prima che sia troppo tardi
Tony Effe non è né una vittima né un perseguitato ma togliere il palco a un cantante per ciò che dice, chiunque esso sia, è ingiusto e rappresenta un errore madornale. Il fatto. Al cantante ,che si sarebbe dovuto esibire a Roma per il capodanno 2025, è stato chiesto, inizialmente da alcuni esponenti del Pd, di Azione, delle associazioni e anche di Fdl e infine dal Campidoglio, di non salire sul palco dell’evento di fine anno, per i tesi delle sue canzoni, che “sono irrispettosi nei confronti delle donne”.
È ingiusto perché crediamo tutti (mi auguro) in un Paese in cui ci sia ancora libertà. Poi possiamo anche chiederci se le porcherie che canta Effe rientrino nel concetto di “libertà di espressione”. Ma intanto lui ha il suo seguito e quello non può essere arginato. Sicuramente non può essere un Comune o un comitato etico di turno a sentenziare. Decide il mercato. Se la gente lo ascolta, che canti. (altro…)
- 19 Dicembre 2024
In Afghanistan le donne non potranno più nemmeno curarsi
Va sempre peggio per le donne in Afghanistan. Ora non potranno più neppure curarsi. Sembra una follia, anche un per un regime come quello talebano ma è così. Dopo l’editto che vietava la voce delle donne in pubblico, arriva anche questo nuovo colpo alle libertà che sarà la prima e diretta conseguenza di un provvedimento: quello che toglie alle donne il diritto di studiare medicine e diventare così dottoresse, ostetriche e infermiere.
Infatti la scorsa settimana il ministero della Salute pubblica ha fatto sapere che i corsi femminili negli istituti di scienze della salute sono stati “sospesi in tutto l’Afghanistan fino a nuovo avviso”. Di fatto le donne non potranno più frequentare gli istituti di medicina, compresi i corsi di infermieristica e ostetricia.
Un divieto arriva poco prima degli esami, dettato e imposto in modo violento, con un messaggio delle università che imponevano alle studentesse di andarsene dalle aule prima dell’arrivo dei controlli dei talebani. (altro…)
- 1 Settembre 2024
In provincia di Napoli si contano 4 donne vittime di violenza al giorno
La violenza sulle donne è un problema che riguarda tutta l’Italia. Da nord a sud, senza eccezioni e senza distinzioni di etnia o classi sociali. Di recente però dalla provincia di Napoli arriva un allerta perché qui i numeri sono inquietanti: sono nel 2024, da gennaio a settembre (escluso) si contano 964 denunce o arrestati per maltrattamenti in famiglia e stalking (267 arresti in flagranza e 697 denunce a piede libero), 120 violenti al mese. Una media di circa 4 indagati (arrestati o denunciati) al giorno; 964 storie di violenze fisiche e vessazioni. I dati vengono direttamente dal comando provincia dei carabinieri del capoluogo campano. (altro…)
- 26 Agosto 2024
In 3 anni la violenza sulle donne nella sanità è aumentata del 40%
Sta aumentando la violenza su chi lavora nella sanità. Le categorie più colpite? Le donne e gli stranieri. Più 40% degli episodi di violenze fisiche e psicologiche contro le professioniste sanitarie negli ultimi 3 anni. Più 35% delle discriminazioni contro le professioniste sanitarie di origine straniera. Dall’1 al 20 agosto 2024 non c’è stato un solo giorno in cui un medico o un infermiere non abbia subito violenza fisica e nell’80% dei casi la vittima era una donna. Nella maggior parte dei casi da un paziente o da un parente di quest’ultimo. Al primo posto ci sono i pronto soccorsi, al secondo gli interventi degli operatori del 118, al terzo i reparti di psichiatria. E questa è tra le ragioni che spingerebbe molte di loro a lasciare l’Italia, per trasferirsi all’estero, in particolare Germania, Svizzera, Olanda o Regno Unito.
Lo dice un report su aggressioni e abusi subiti dai professionisti medico-sanitari in Italia e nel mondo, con un focus particolare sulle donne, realizzato dell’associazione Medici di origine straniera in Italia (Amsi), con l’Unione medica euromediterranea (Umem) e al Movimento internazionale uniti per Unire. (altro…)
- 23 Agosto 2024
“Troppo intima”, così in Afghanistan vietano il suono della voce delle donne
“La voce della donna è troppo intima” e non deve essere sentita cantare, recitare o leggere ad alta voce in pubblico. È una delle nuove regole imposte con una legge varata di recente dal governo dei talebani in Afghanistan, dove adesso non solo sarà vietata la voce delle donne anche il volto scoperto in pubblico.
Lo ha stabilito la guida suprema per “combattere il vizio e promuovere la virtù”. Le leggi, contenute in un documento di 114 pagine e 35 articoli, riguardano aspetti della vita quotidiana delle persone in pubblico ma vanno soprattutto a minare i diritti e le libertà individuali delle donne, alle quali è dedicato un articolo, il numero 13.
Questo stabilisce che è obbligatorio per una donna velare il proprio corpo e il proprio viso in pubblico per evitare tentazioni. Viene anche indicato come i vestiti non debbano essere sottili, stretti o corti. Le donne sono anche obbligate a coprirsi davanti a maschi e femmine non musulmani per evitare di essere corrotte. È vietato alle donne guardare gli uomini a cui non sono legate da vincoli di sangue o di matrimonio e viceversa. (altro…)
About Me
Giornalista di strada. Classe 1984. Sono nato a Vercelli, mi sono laureato in Scienze Politiche all’università di Macerata e sono cresciuto ad Ancona. Ex Il Messaggero. Collaboro con Ancona Today e Citynews dal 2011. Mi sono sempre occupato soprattutto di cronaca nera e giudiziaria. Oltre quello c’è il nuoto, calcio, cinema e fumetti di Batman. Ho scritto un libro sulla legge Bossi-Fini, ma era un’altra vita. Continua a leggere…


